Stefano Pinciaroli

Mi chiamo Stefano Pinciaroli detto il “Pincia”. Sono nato a Empoli il 17 maggio 1978. Sono il primo dei cinque figli di mamma Sonia e babbo Tony. Fin da piccolo ho sempre mostrato interesse verso l’arte della cucina. Mi divertivo molto a giocare con pentole e stoviglie insieme alle mie sorelle più piccole. Già allora ero io che cucinavo per loro. Mi piaceva inoltre passare del tempo con mia mamma in cucina tra i fornelli e osservarla mentre preparava il pranzo della domenica. Mi ricordo che in quelle occasioni le dicevo sempre che da grande avrei fatto il cuoco e lei, già da allora, mi incoraggiava a inseguire le mie passioni, senza mai arrendermi.

A lei e a mio padre devo la costanza di andare avanti anche di fronte alle difficoltà ed è grazie ai loro insegnamenti che un gioco da bambino è diventato successivamente una splendida realtà.

Ricordo tante cose della mia infanzia. Ad esempio ricordo che sono sempre stato un bambino molto curioso: qualsiasi cosa che mi capitasse tra le mani veniva pazientemente smontata e studiata. Desideravo capire come fossero fatte le cose al loro interno e quindi rompevo tutto ciò che mi veniva dato e di conseguenza rimanevo sempre senza giocattoli! Sono sempre stato affascinato anche dal mondo della tecnologia tanto che a sei anni già utilizzavo il mio primo Commodore 16.

È una passione che coltivo ancora oggi: mi piace tenermi aggiornato sul mondo informatico e scoprire tutto ciò che questo campo in continua evoluzione offre. I miei amici rappresentano un altro elemento importante della mia vita. A loro devo il ricordo di un’adolescenza stupenda e spensierata. Ricordo le tante serate passate a fare il DJ in loro compagnia oppure il gruppo musicale che con loro si era formato e che si ritrovava a suonare in un vecchio garage.

All’età di 14 anni ho dovuto scegliere il percorso scolastico da seguire. Decisi quindi di frequentare l’Istituto Alberghiero di Montecatini ed è lì che ebbe inizio la mia avventura. A scuola iniziai ad avvicinarmi al mondo del lavoro, ma i primi anni passarono all’insegna della spensieratezza.  Vivevo tutto come un gioco, fi no a quando all’età di diciassette anni incontrai Marco Fincatti. È stato grazie a lui che ho iniziato a considerare la cucina come la passione della mia vita ed è stato proprio lui che per primo mi insegnò la disciplina del lavoro. A diciannove anni iniziai a lavorare presso il Grand Hotel di Firenze. Qui ho avuto la fortuna di avere come maestri gli Chef Daniele Sera e Fabrizio Innocenti.

Loro mi hanno insegnato le tecniche di preparazione nonché quelle organizzative di questo lavoro. Mi hanno trasmesso l’amore per la cucina e la creatività nell’abbinare i vari sapori. Sono convinto che la passione verso la cucina possa essere tramandata da persona a persona e per questo ritengo che sia molto importante incontrare dei maestri che, come nel mio caso, sappiano trasmettere non solo nozioni teoriche e pratiche ma anche e soprattutto amore. Quando non lavoro mi dedico ai miei hobbies: amo la musica e, provenendo da una famiglia di musicisti, suono la chitarra, il clarinetto e il fl auto traverso. Mi piace anche ballare l’hip hop e non rinuncio mai alle serate in discoteca con i miei amici con i quali mi alleno durante il mio tempo libero creando nuove coreografi e. Pensando alla mia vita non posso fare a meno di ritenermi un ragazzo molto fortunato perché sono sempre stato circondato da persone che mi hanno trasmesso qualcosa.

I miei genitori sicuramente sono le persone a cui devo di più. Loro mi hanno insegnato il valore della famiglia, l’amore verso il prossimo e il rispetto verso gli altri. Inoltre mi hanno sempre incoraggiato in tutte le mie scelte insegnandomi a percorrere fi no in fondo le strade intraprese ed è per questo che a loro oggi rivolgo un grazie particolare. Vorrei chiudere questa mia biografi a esprimendo un mio pensiero su cui spesso mi soff ermo: la cucina è un’arte. Così come un musicista crea una melodia combinando le note musicali o come un pittore componendo i vari colori fa nascere un ritratto, io accostando i diversi ingredienti creo un piatto, ovvero un’opera unica.     

Durante questi anni di duro lavoro ho creato la cosiddetta “filosofi a della cucina del Pincia”. Tale filosofi a si basa su due principi: i piatti e le persone. Considero i miei piatti come delle opere, perché ogni volta che mi diverto a crearne uno, lo faccio con il cuore. Sono un amante della cucina tradizionale del territorio, di quei piatti fatti di ingredienti poveri ma ugualmente deliziosi. Vado alla ricerca di ricette antiche, ne prendo spunto e su questa base mi diverto a inventare cose nuove. I sapori devono rimanere quelli tradizionali ma le tecniche di cottura e di presentazione devono essere sempre rinnovate. Nei miei piatti cerco di abbinare i sapori ai contrasti di colore aggiungendoci a volte anche un pizzico di ironia. L’altra parte della mia fi losofi a di lavoro è rappresentata dalle persone che lavorano costantemente al mio fi anco. Esse sono importantissime e senza di loro non sarebbe la stessa cosa. Mi seguono con passione e mi danno soddisfazione e io in cambio cerco di insegnare loro ciò che ho appreso durante questi anni di lavoro. La collaborazione e l’aiuto da parte dei miei colleghi quindi per me è fondamentale: tutti insieme abbiamo fatto nascere una squadra eccellente in cui tutti danno il meglio di se stessi e in cui non ci si tira mai indietro.

Lo Staff